Intitolazione di vie/piazze a Villasanta

Conosciamo il nostro territorio

Bruno Buozzi

socialista, segretario generale FIOM-CGIL


Nato a Pontelagoscuro (Ferrara) il 13 gennaio 1881, ucciso dai tedeschi a La Storta (Roma) il 4 giugno 1944, dirigente sindacale socialista.

Era stato costretto a lasciare la scuola dopo le elementari e fece, da ragazzo, il meccanico aggiustatore.
Quando si trasferì a Milano, trovò lavoro come operaio specializzato alle Officine Marelli e poi alla Bianchi.
Nel 1905 aderì al sindacato degli operai metallurgici e al PSI, militando nella frazione riformista di Turati.
Nel 1920 fu tra i promotori del movimento per l'occupazione delle fabbriche.
Più volte eletto deputato socialista prima della presa del potere da parte del fascismo, Bruno Buozzi nel 1926 espatriò in Francia, dove continuò, nella Concentrazione antifascista, l'attività unitaria contro il regime di Mussolini.

Durante la guerra di Spagna, per incarico del suo partito, diresse l'opera di organizzazione, raccolta e invio di aiuti alla Repubblica democratica attaccata dai franchisti.
Alla vigilia dell'occupazione tedesca di Parigi, Buozzi si trasferì a Tours.
Lo tradì il comprensibile desiderio di visitare, a Parigi, la figlia partoriente.
Nel febbraio del 1941 fu infatti arrestato dai tedeschi nella Capitale francese.
Rinchiuso dapprima nelle carceri de La Santé, fu successivamente trasferito in Germania e, di qui, in Italia dove rimase per due anni al confino in provincia di Perugia.

Riacquistata la libertà alla caduta del fascismo, ai primi di agosto del 1943, Bruno Buozzi fu nominato dal governo Badoglio, insieme al comunista Giovanni Roveda e al democristiano Gioacchino Quarello, commissario alla Confederazione dei sindacati dell'industria.
Durante l'occupazione nazista di Roma, Buozzi trovò ospitalità presso un amico colonnello e, quando questi dovette darsi alla macchia, cercò un altro precario rifugio, dove però fu sorpreso dalla polizia.
Era il 13 aprile 1944. Fermato per accertamenti e condotto in via Tasso, i fascisti scoprirono la vera identità del sindacalista.
Il CLN di Roma tentò a più riprese, ma senza successo, di organizzarne l'evasione e il 1° giugno 1944, quando gli americani erano ormai alle porte della Capitale, il nome di Bruno Buozzi fu incluso dalla polizia tedesca in un elenco di 160 prigionieri destinati ad essere evacuati da Roma.

La sera del 3 giugno, con altri 12 compagni, Buozzi fu caricato su un camion tedesco, che si avviò lungo la via Cassia, ingombra di truppe in ritirata.
In località La Storta, forse per la difficoltà di proseguire, l'automezzo si fermò e i prigionieri furono fatti scendere.
Rinchiuso in un fienile per la notte, all'indomani il gruppo fu brutalmente sospinto in una valletta e Bruno Buozzi - sembra per ordine del capitano delle SS Erich Priebke - fu trucidato con tutti i suoi compagni.

Approfondimenti: www.fiom-cgil.it



 



Italo Calvino

intellettuale e partigiano


Nato a Santiago de Las Vegas (Cuba) il 15 ottobre 1923, morto a Siena il 19 settembre 1985, narratore.

Il padre, Mario, un agronomo d'origine sanremese, si era trasferito per lavoro a Cuba - con la moglie, Evelina Mameli, una sassarese laureata in scienze naturali e prima insegnante di botanica in un'Università italiana - e lì era nato Italo.
Nel 1925 i Calvino tornano in Italia e si stabiliscono nella Villa Meridiana di San Remo.
La Villa ospita la direzione della Stazione Sperimentale di Floricoltura, dove Calvino vive "fino a vent'anni in un giardino pieno di piante rare ed esotiche".
Ciò non basta, complice anche la guerra, per fargli portare a termine, come vorrebbero i genitori, gli studi d'agraria.

Dopo l'8 settembre 1943, il giovane entra nella Resistenza e combatte con i partigiani delle Brigate Garibaldi.
Giunta la Liberazione, Calvino si iscrive al Partito comunista italiano, collabora a giornali e riviste e, nel 1947, si laurea in Lettere a Torino con una tesi su Joseph Conrad.
Nello stesso anno pubblica, grazie a Cesare Pavese che ne apprezza subito le doti, Il sentiero dei nidi di ragno, ispirato alla sua esperienza partigiana in Liguria.
Nel 1948 entra nella redazione torinese dell'Unità, dove si occuperà, sino al settembre del 1949, della terza pagina.
Nel 1949 pubblica il volume di racconti Ultimo viene il corvo e passa quindi, con funzioni di dirigente, alla casa editrice Einaudi.
Nel 1957, in seguito ai fatti d'Ungheria, Italo Calvino si dimette dal Partito comunista (l'Unità, in occasione del ventennale della prematura scomparsa dello scrittore, ha pubblicato il testo della sua lettera di dimissioni e un suo reportage sulle lotte degli operai torinesi), ma non rinuncia all'impegno democratico.

La produzione letteraria di Calvino è vastissima.
Sono degli anni '50: Il visconte dimezzato, L'entrata in guerra, Le Fiabe italiane, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente.
Tra il '59 e il '60 lo scrittore va negli Stati Uniti e ne ricaverà Lezioni americane, che uscirà postumo per Garzanti nel 1988.
Nel 1963 Calvino pubblica La giornata di uno scrutatore.
L'anno successivo sposa Ester Judith Singer, traduttrice argentina d'origine russa, e con lei si stabilisce a Parigi, dove nel 1965 nasce la figlia Abigail.
Nello stesso anno escono Le cosmicomiche, a cui segue (1967) Ti con zero.
Del 1972 è Le città invisibili, del '73 Il castello dei destini incrociati.
Nel 1979 il romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore diventa subito un "best seller".
Nel 1980 si trasferisce a Roma e pubblica un'importante raccolta di saggi: Una pietra sopra.
Del 1983 sono i racconti di Palomara cui segue, per la Garzanti, dove è passato in seguito alla crisi dell'Einaudi, Collezione di sabbia.

Un'emorragia cerebrale stronca lo scrittore all'ospedale di Siena, ma usciranno ancora, postumi, oltre alle Lezioni americane, Il nome, Il naso, Sotto il sole giaguaro e Un re in ascolto.
Italo Calvino ha vinto molti premi letterari, anche se nel 1968 rifiutò di ritirare "il Viareggio".
Dopo la sua morte, un Premio letterario è stato intitolato proprio a suo nome e molti istituti, scuole e associazioni si chiamano "Italo Calvino".
Persino in Messico gli è stata dedicata una cattedra universitaria.

Fonte: www.anpi.it



 



Angelo Farina

Villasantese, combattente antifranchista in Spagna, Medaglia d’Oro alla memoria


Farina Angelo di Gaetano ed Erba Felicita, nato a Villasanta (MB) il 23 maggio 1912, comunista.

Alla metà degli anni Venti abita con la famiglia in Villasanta in via Confalonieri n. 58. Per sua stesa ammissione, dichiara di non sapere né leggere né scrivere e, probabilmente, non ha mai frequentato la scuola elementare.
Risulta occupato come operaio alla “Breda Fucine” di Sesto San Giovanni.

Militante comunista, iscritto alla federazione giovanile dal 1927, appartiene al gruppo di Cavenago Brianza, nel quale milita anche Agostino Pirotta, di Villasanta.
Con lui e con Luigi Viganò, entrambi futuri combattenti antifranchisti di Spagna, espatria il 20 febbraio del 1937 utilizzando un passaporto collettivo per una gita a Lugano, gestita dal Dopolavoro della Breda.
Prima di partire, i compagni di Cavenago Brianza organizzano una festa nell’osteria da loro abitualmente frequentata, adornata con abbondanza di drappi rossi.
Giunti a Lugano, abbandonano il gruppo turistico e fanno perdere le loro tracce.
Raggiungono Basilea per varcare il confine francese in località Saint Louis e di lì Mulhouse, da dove prendono il treno per raggiungere Parigi.
Nella capitale francese ognuno va per la propria strada.
A Parigi Angelo riesce a stabilire i contatti con i compagni comunisti fuorusciti e con il soccorso rosso internazionale.
A primavera inoltrata, riesce a recarsi in Spagna ad Albacete, per arruolarsi nelle Brigate Internazionali.

Nel maggio del 1937 si trova a Madrigueras per essere addestrato come mitragliere, dopo di che, a fine giugno, è inquadrato nel 2. Battaglione della 12. Brigata Internazionale “Garibaldi”.
Probabilmente partecipa alle battaglie di Brunete a luglio e di Farlete ad agosto e sicuramente a quella di Fuentes de Ebro, nella quale cade di fianco alla sua arma il 12 ottobre 1937.

Nel luglio del 1937 la polizia fascista aveva sequestrato una lettera, proveniente dalla Francia, che conteneva un vaglia indirizzato alla zia Rosa Erba, sussidio ai parenti dei combattenti delle Brigate Internazionali in Spagna disposto dal Soccorso Rosso Internazionale.

Il 7 novembre del 1976 il Consiglio Regionale Lombardo insignisce Angelo Farina della Medaglia d’Oro alla memoria, attribuita in occasione del 40° anniversario della Guerra Civile Spagnola.

Annotazioni: Scheda biografica compilata da Augusto Cantaluppi per il suo libro La Ringhera in Spagna, antifascisti milanesi nella guerra civile spagnola (1926-1939)

Fonte: www.antifascistispagna.it



 



Achille Grandi

dirigente sindacale cattolico, tra i fondatori della CGIL


Nato a Como il 24 agosto 1883, deceduto a Desio (Milano) il 27 settembre 1948, tipografo, dirigente sindacale cattolico, tra i fondatori della CGIL.

Nei primi anni del Novecento diresse a Como l’Unione del lavoro e fondò il sindacato italiano dei tessili.

Terminata la guerra mondiale, Grandi organizzò a Milano l’Unione del Lavoro e pose le basi per la costituzione della Confederazione Italiana dei Lavoratori (CIL) di cui, nel 1922, divenne segretario generale.

Deputato del Partito Popolare, per il suo antifascismo fu più volte aggredito dagli squadristi ed ebbe la casa devastata.
Dichiarato decaduto da parlamentare nel 1926, Achille Grandi si ritirò dalla vita politica e sopravvisse durante la dittatura facendo a Milano il cassiere in un bar di piazza del Duomo e poi tornando al suo lavoro di operaio tipografo.

Dopo la caduta di Mussolini il Governo Badoglio lo nominò tra i commissari delle Confederazioni sindacali e Grandi diresse quella dei lavoratori agricoli.
Fu tra i firmatari del Patto di Roma che, il 4 giugno del 1944, sanzionò la nascita della nuova Confederazione Generale Italiana del Lavoro.

Al congresso costitutivo della CGIL, che si tenne a Napoli, pronunciò un discorso molto unitario, sostenendo la necessità di trasmettere ai giovani “la bandiera dell’unità sindacale”.

Membro della Consulta nazionale, Grandi nel 1946 fu eletto per la circoscrizione di Milano all’Assemblea costituente e in seguito ne divenne il vicepresidente.
Entrato nella Direzione della DC, è stato tra i fondatori delle ACLI che, nel 2009, hanno dato vita in suo nome alla Fondazione per il bene comune.

Approfondimento: www.acli.it

 



Enrico Mattei

Vicecapo di stato maggiore del Comando generale del CVL


Nato ad Acqualagna (Pesaro) il 29 aprile 1906, morto il 27 ottobre 1962 in un incidente aereo a Bascapè (Pavia), dirigente industriale.
Vicecapo di stato maggiore del Comando generale del CVL.

Inizialmente operaio, poi tecnico e dirigente d'azienda.
Nel '31, trasferitosi a Milano, avvia un proprio laboratorio chimico, avvicinandosi alla sinistra cattolica antifascista.
Nel settembre '43 promuove a Matelica un primo gruppo di patrioti e di simpatizzanti della Resistenza.
A Milano nell' estate '44 rappresenta il Partito democratico cristiano nel Comando generale del Corpo Volontari della Libertà (CVL); organizzatore e dirigente delle formazioni partigiane cattoliche.

Arrestato in ottobre dalla polizia fascista, evade dal carcere di Como.
Apprezzato negli ambienti industriali e imprenditoriali, procura notevoli appoggi e aiuti materiali al movimento antifascista e alla Resistenza.

Dopo la liberazione si impegna all'Ufficio stralcio del CVL.

In seguito è nominato dal governo commissario dell'AGIP (Azienda Petroli).
Animatore della produzione metanifera italiana in Lombardia e a Cortemaggiore, nel '53 costituisce l'Ente nazionale idrocarburi (ENI) portando ad alti livelli l'industria petrolifera italiana.

Membro della Consulta nazionale (organo che prepara le elezioni e l'Assemblea costituente), esponente di rilievo della DC, deputato al Parlamento.

Muore nel '62 in un incidente aereo le cui reali cause non sono mai state chiarite.

Approfondimento: www.anpi.it



 

Giacomo Matteotti

antifascista, ucciso da sicari fascisti a Roma nel 1924


Nato a Fratta Polesine (Rovigo) nel 1885, ucciso da sicari fascisti a Roma nel 1924.

Possidente terriero illuminista, avvocato, sindaco di Villamarzana, consigliere provinciale di Rovigo.
Esponente di spicco del Partito socialista, eletto nel 1919 alla Camera dei deputati.
Nel 1922 promuove la costituzione del Partito socialista unitario divenendone segretario nazionale.

Intransigente antifascista, difensore dei braccianti agricoli poveri, più volte minacciato e aggredito da gruppi fascisti, ostacolato nella professione forense e nell'attività parlamentare.

Affermatosi il fascismo, nel 1924 alla Camera dei deputati pronuncia una documentata requisitoria, acquisita agli atti del Parlamento, sulle violenze fasciste contro i candidati socialisti, comunisti, repubblicani, liberali progressisti.
Sul giornale Il popolo d'Italia Mussolini scrive immediatamente che è necessario "dare una lezione al deputato del Polesine".
L'invito è prontamente accolto e il 10 giugno '24, a Roma, un quintetto fascista aggredisce e rapisce Matteotti in Lungotevere Arnaldo da Brescia.
Caricato a forza su una macchina, il parlamentare socialista viene ucciso a coltellate dopo ripetute percosse.
Le spoglie verranno trovate, occultate in un boschetto di Riano Flaminio, solo il 15 agosto.

Riconosciuti e processati a Chieti due anni dopo, i fascisti omicidi confessi - difesi dal braccio destro di Mussolini, Roberto Farinacci - ebbero miti condanne, uscendo poco dopo di prigione.

Approfondimento: www.casamuseogiacomomatteotti.it

 



Cesare Pavese

antifascista, poeta, scrittore e editore


Cesare Pavese nacque a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, il 9 settembre 1908, da una famiglia agiata.

Nonostante il benessere economico, l’infanzia di Cesare non fu facile.
Due fratelli erano morti prima della sua nascita e il padre scomparve quando lui aveva soli cinque anni. Frequentò le Scuole medie dai Gesuiti e il liceo classico Cavour di Torino, appassionandosi alla lettura di Walt Withman, mentre le sue amicizie si allargavano a coloro che diventeranno, in seguito, intellettuali antifascisti di spicco: Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Massimo Mila e Giulio Einaudi.
L’interesse per la letteratura americana divenne sempre più rilevante e così iniziò ad accumulare materiale per la sua tesi di laurea che nel 1930 presentò col titolo Sulla interpretazione della poesia di Walt Whitman”e che anche per intercessione di Leone Ginzburg venne accettata e potè così laurearsi.

Successivamente ottenne dalla Einaudi la direzione della rivista “La Cultura”, sostituendo Ginzburg, perché tra i candidati era il meno politicizzato.
Il 15 maggio del 1935, una delazione dello scrittore Dino Segre portò agli arresti di intellettuali aderenti a “Giustizia e Libertà ” e venne fatta una perquisizione nella sua abitazione dove fu rinvenuta, tra le sue carte, una lettera di Altiero Spinelli, detenuto per motivi politici nel carcere romano.
Accusato di antifascismo, fu arrestato e condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro.
Dei tre anni che gli erano stati inflitti ne scontò solo uno, e tornò a lavorare all’Einaudi.

Dopo lo scoppio della guerra, nel 1941 fu assunto dall’Einaudi come impiegato di prima categoria.
Nel 1943 venne trasferito, per motivi editoriali a Roma, dove gli giunse la cartolina di precetto ma, a causa della forma d'asma di origine nervosa di cui soffriva venne dispensato dalla leva militare e ritornò a Torino, che nel frattempo aveva subito numerosi bombardamenti e che trovò abbandonata da numerosi amici, mentre sulle montagne si stavano organizzando le prime formazioni partigiane.

Dopo l’8 settembre, Torino venne occupata dai tedeschi e anche l’Einaudi fu occupata da un commissario della Repubblica Sociale Italiana.

Ritornato a Torino dopo la liberazione, venne subito a sapere che tanti amici erano morti, tra cui Gaspare Pajetta, un suo ex allievo di soli diciotto anni, caduto combattendo nella Val d’Ossola.

Dapprima, colpito indubbiamente da un certo rimorso, che ben espresse in seguito nei versi del poemetto La terra e la morte e in tante pagine dei suoi romanzi, egli cercò di isolarsi dagli amici rimasti, ma poco dopo decise di iscriversi al Partito Comunista, incominciando a collaborare all’Unità.

Come scrive l'amico Davide Lajolo “La sua iscrizione al partito comunista oltre ad un fatto di coscienza corrispose certamente anche all'esigenza che sentiva di rendersi degno in quel modo dell'eroismo di Gaspare e degli altri suoi amici che erano caduti.
Era l'ultima risorsa alla quale si aggrappava per imparare il mestiere di vivere”.

Dopo una serie di amori non corrisposti e di riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Strega che però non lo salvarono dal “male di vivere” che lo attanagliava, si suicidò in un albergo di Torino il 27 agosto 1950.

Approfondimento: fondazionecesarepavese.it

 



piazza Cesare Pavese

Sandro Pertini

Presidente della Repubblica italiana dal 9 luglio 1978 al 23 giugno 1985 - Medaglia d'oro al valor militare


Laureato in giurisprudenza e in scienze politiche e sociali.

Dopo la Prima guerra mondiale intraprende la professione forense.
Socialista, dopo una prima condanna ad otto mesi di carcere per la sua attività antifascista, Sandro, con questo nome gli italiani lo hanno conosciuto e amato, è condannato nel 1926 a cinque anni di confino.

Si sottrae alla cattura e si rifugia prima a Milano e poi in Francia, dove ottiene asilo politico.
Ma anche in Francia, dove lavora da muratore, subisce due processi per la sua attività politica.

Tornato in Italia nel 1929, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato lo condanna a 10 anni e 9 mesi di reclusione.
Ne sconta sette e poi viene assegnato per otto anni al confino: rifiuta di chiedere la grazia, anche quando la domanda è stata firmata dalla madre.

Tornato libero nell'agosto del 1943, entra nel primo Esecutivo del Partito socialista italiano.
La libertà per Pertini dura poco: catturato dalle SS viene condannato a morte e incarcerato nell'attesa dell'esecuzione.
Evade dal carcere e raggiunge Milano.
Nel 1944 assume la carica di segretario del Partito socialista nei territori occupati dai tedeschi e di dirigente, in rappresentanza dei socialisti, nel Comitato di Liberazione Nazionale.

Conclusa la lotta armata, per cui è stato insignito di Medaglia d'oro al valor militare, Pertini si dedica al giornalismo e alla vita politica.
Più volte Direttore dell’Avanti! e del quotidiano genovese Il Lavoro, Sandro Pertini è deputato all'Assemblea costituente; poi senatore.
Ancora deputato, nel 1968 è eletto Presidente della Camera dei Deputati.
Segue l’elezione a Presidente della Repubblica il 9 luglio 1978, con 832 voti su 995, al sedicesimo scrutinio.
Dal Quirinale intreccia un fitto dialogo con il paese, soprattutto con i giovani e i giovanissimi, meritandosi una enorme popolarità.
Il 22 febbraio 2009, nel paese natale di Pertini vengono inaugurati la Casa museo e il Centro studi a lui intitolati.

Approfondimento: www.anpi.it

 



via Sandro Pertini

Filippo Turati

tra i fondatori nel 1892 del Partito dei Lavoratori Italiani


Nato a Canzo (Como) nel 1857.
Di famiglia altoborghese e conservatrice, laureatosi in legge e accostatosi agli ambienti della democrazia radicale, nel 1884 a Napoli conobbe Anna Kuliscioff, allora moglie di Andrea Costa, con cui legò sentimentalmente e intellettualmente.
Spinto da lei allo studio del marxismo e al socialismo, nell'estate del 1889 costituì la Lega socialista milanese con l'intento di porre fine all'isolamento della classe operaia e di dar vita a un nuovo partito.

Fondata, quindi, la rivista Critica sociale (1891), nel 1892 fu - insieme a Costa - tra i promotori del congresso di Genova che portò alla nascita del Partito dei Lavoratori Italiani attraverso la scissione dall'anarchismo e dal radicalismo borghese.
Persuaso però che la difesa delle libertà fondamentali e l'evoluzione in senso democratico dello Stato fossero la prima condizione per la sopravvivenza e lo sviluppo del movimento operaio tornò a favorire stretti legami operativi con le forze radicali e repubblicane sia in Parlamento sia nel Paese.
Sarebbe stato la mente e poi il simbolo del socialismo italiano dall'inizio del secolo ai primi anni di Mussolini.
Socialismo riformista, ovvero, nella prassi: primato della forza parlamentare rispetto a ogni iniziativa "spontaneista", affermazione di un partito di classe aperto, sviluppo del socialismo a fianco e dentro l'economia borghese.
Insomma, insieme a Turati, un nucleo di liberi pensatori, di deputati, di amministratori comunali: capifila, Giuseppe Emanuele Modigliani, fratello del pittore, e Claudio Treves.
E poi, la compagna: Anna Kuliscioff, russa, ebrea, viveva con lui dal 1885, non si sarebbero mai sposati.
Eletto deputato nel 1896, nel 1898 fu condannato a dodici anni di reclusione in occasione dei "moti del pane" di Milano, repressi nel sangue da Bava Beccaris, ma fu amnistiato l'anno successivo e il 4 giugno venne liberato.
Nel 1901 appoggiò il Ministero Zanardelli e quindi stabilì una sorta di tacita collaborazione con Giolitti che gli attirò l'accusa di riformismo.
Antimilitarista convinto si oppose alla campagna alla guerra italo-turca (1911) e all'entrata nella prima guerra mondiale nel 1915, svolgendo un'intensa campagna contro l'intervento in guerra.
Aderì, tuttavia, alla mobilitazione patriottica successiva alla rotta di Caporetto.
Dopo il 1918 tentò ancora una volta di favorire i legami tra i partiti di democrazia laica e progressista e il movimento operaio.
Massimo esponente dei riformisti nella lotta contro i massimalisti all'interno del partito, percepì con ritardo l'avvento del fascismo ma fu uno dei pochi disposti ad agire ("ogni quarto d'ora perduto è un tradimento").
Dopo la scissione di Livorno, da cui nacque il PCI (1921), messo in minoranza, fu espulso dal PSI e diede vita al Partito socialista unitario (1922).
Dopo il delitto Matteotti (1924) prese parte alla secessione dell'Aventino.
Morta nel '25 Anna Kuliscioff, in seguito alle leggi speciali del 1926 dovette fuggire in motoscafo in Francia, attraverso la Corsica, grazie all'aiuto di Parri, Pertini e Carlo Rosselli.
Qui si adoperò per la nascita della concentrazione antifascista (1927), per la riunificazione del partito insieme a Nenni (1930-31) e per una strenua attività di denuncia della dittatura mussoliniana.

Morì a Parigi nel 1932.

Approfondimento: www.fondazioneturati.it

 



via Filippo Turati

Galileo Vercesi

Martire di Fossoli, Medaglia d'argento al valor militare alla memoria


Nato a Costa Montefedele di Montù Beccaria (Pavia) il 3 marzo 1891, fucilato a Cibeno (Modena) il 12 luglio 1944, avvocato, Medaglia d'argento al valor militare alla memoria.

Aveva partecipato come volontario alla Prima guerra mondiale, durante la quale era stato decorato di due medaglie di bronzo.
Nel dopoguerra si era impegnato in politica e, sino allo scioglimento dei partiti decretato dal fascismo, era stato segretario del Partito popolare a Milano.

Non volle mai aderire al PNF e per questa ragione fu sempre controllato dalla polizia.
Ciò non gli impedì, nel 1938, di riprendere clandestinamente la sua militanza.

Dopo l'8 settembre 1943, l'avvocato Vercesi, col nome di copertura di "Cusani", fu tra gli organizzatori della Resistenza nel Milanese.
Per la sua esperienza politica e militare, Vercesi entrò a far parte del Comando generale del Corpo Volontari della Libertà.
Gli sarebbe succeduto nell'incarico Enrico Mattei, quando l'avvocato, era il 17 marzo 1944, fu arrestato nel suo studio dalla polizia.

Incarcerato prima a Monza e poi trasferito a San Vittore, il 9 giugno Vercesi fu avviato al campo di concentramento di Fossoli. Vi restò poco più di un mese.
Fu fucilato dai tedeschi, per rappresaglia, nel vicino poligono di tiro di Cibeno, con altri 66 deportati.

A Galileo Vercesi è dedicato il Circolo cooperativo di Canegrate.
Al suo nome, a Pavia, è stata intitolata la vecchia via Darsena.
A Villasanta una via.

Approfondimento: www.anpi.it